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La serata finisce che è quasi l’alba e domani sarà la Donna delle Pulizie ad occuparsi di martini versati a terra, vassoi di avanzi, tovagliolini e altro genere di spazzatura.
Stanco ma contento, il vostro eroe apre la tenda di bambù nero per infilarsi a letto e la richiude dietro di sé, immergendosi nel cubo buio che è la sua culla. Si toglie la camicia nera Ozvald Boateng e i pantaloni bianchi Alessandro dell’Acqua e li getta sulla poltroncina invisibile nell’angolo. Di tutta risposta, la poltroncina lancia un “ehi!” piccato. Così il tipo, in boxer Grigioperla, accende la lampada da terra di carta e la vede.
Indossa un tubino rosso lacca e delle decolletè nere, ha le unghie smaltate e le labbra scarlatte. I capelli chiari lisci e raccolti in una lunga coda. Si alza e va a sedersi sul letto, portando con sé una piccola Fendi nera che finisce su un cuscino. Si toglie le scarpe, cadono con un clac-clac sul pavimento. Sono delle Jimmy Choo. Si sdraia sulle lenzuola grigie che nella penombra sembrano nere e quantotempomihaifattoaspettare.
Seguono cosa-ci-fai-qui, ti-aspetto, ma-perché-qui, dove-altro, come-sei-entrata, che-importanza-ha, dove-sei-stata-allora, odio-ripetermi, ti-cercano-tutti, lo-so.
Apre la Fendi e la svuota sul materasso che si riempie di cartoncini quadrati filigranati. Bianchi.
Cosa-sono, dimmelo-tu, cosa-vuoi-che-ne-sappia, e-io-allora, eccetera.
Il tipo allora apre un cassetto e tira fuori il suo mucchietto di quadratini neri. Insieme ne compongono una scacchiera.
E-ora, che-significa, che-importanza-ha, chi-ce-li-manda, anche-io-odio-ripetermi.
Dove-sei-stata, via, via-dove, via.
Perché, era-necessario, perché, scappa-con-me, dove, scopa-con-me.
Ti-amo, non-è-vero, sì-invece, anch’io, non-è-vero, fai-come-ti-pare.
Il vostro eroe la bacia, lei finisce di spogliarlo ed è subito nuda a sua volta. Fanno l’amore due, tre, quattro volte. I cartoncini si spargono prima sul letto, poi a terra, poi finiscono tra quello che domani verrà gettato via.
E in fondo vivere a New York non deve essere tanto male. E il vostro eroe decide di provarci, se è Erica a chiederglielo.

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Il bello di un loft minimalista è la facilità con cui ci si organizzano feste. Si chiude la grande tenda in bambù nero laccato che nasconde il letto, si trasforma la cucina in bar, si chiede al catering di disporre gli appetizer sulla penisola di marmo in vassoi di tek, si dispongono i divani extralarge in modo da creare più spazio, si disseminano qui e lì delle candele cubiche, si tengono le luci ad un certo livello fino ad una certa ora e le si abbassano quando arriva il momento di lasciar perdere le chiacchiere e i vodkatini e si inizia a ballare.
Perché alle feste che organizza il vostro eroe si balla, quasi sempre. Il tipo si accorda con Jake, il suo amico dj di fiducia, per una musica elettrotribale che, qualsiasi cosa significhi, dovrebbe intonarsi al video sul plasma.
Nell’improvvisato dancefloor ci sono proprio tutti. Alex, in un completo nero chic-and-sexy Versace; la modella lesbica, in Dior Homme; il tipo conosciuto sul set del magazine gay, in pantaloni bianchi e camicia di seta Roberto Cavalli; i ragazzi del tomo, alcuni in jeans, uno in pantaloni di pelle Helmut Lang; Damian, con dei jeans strappati D&G, una maglietta nera e una grossa cintura DSquared2; l’amico di Berlino; il Referente, che non fa altro che controllare il suo blackberry; Lucas, bellissimo in Gucci gessato, insieme ad una tipa svedese con un little black dress e scarpe Balenciaga.
Invadente, l’assenza di Erica.

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Per la prima volta il vostro eroe presta il suo corpo per delle immagini in movimento. Il video in questione (che, forse, sarà la pubblicità di un profumo, ma forse no) prevede che il tipo se ne stia immobile in boxer su un lenzuolo di seta nera. Luce bassa. Parte un bel remix tetro di “Skin” di Madonna e il tipo si muove, piano, sensuale, sinuoso.
Primo piano di un orecchio.
Un paio di mani cominciano ad toccargli il petto, poi diventano quattro, poi sei, dieci, venti. Una decina di altri corpi si scoprono annodati sullo stesso lenzuolo a strusciarsi, leccarsi, accarezzarsi.
Primo piano di una lingua.
Dal soffitto colano gocce di vernice rossa che non sembrano di sangue e si infrangono su capezzoli e gomiti, ginocchia e alluci, menti e natiche, seni e addominali, cosce e colli. La pioggia si fa sempre più fitta finché non sono tutti sporchi di vernice.
Primo piano di un seno scoperto.
La musica si interrompe di colpo e tutti restano immobili, la pelle percorsa da liquido rosso e dita, il lenzuolo invisibile e irriconoscibile.
Il video è talmente bello che il vostro eroe se ne fa dare una copia, poi organizza una festa nel suo appartamento con gli altri modelli e qualche decina di amici e mette narcisisticamente il video in loop suo tv al plasma.

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L’ennesimo party si consuma in una villa di campagna dello stilista anfitrione. Il vostro eroe è così costretto a noleggiare un’Audi TT verde metallizzato con interni in pelle color crema. Indossa un total look Prada, completo caffé, camicia verde mela e cravatta viola. Sul sedile del passeggero c’è un volgare abito arancione Versace sapientemente riempito dalle forme di una seicifre che – forse – risponde al nome di Celeste. Non solo il vostro eroe non sopporta certe baracconerie Versace e le ragazze con nomi di colori, ma lo annoia anche il fatto di dover portare in giro per pubbliche relazioni questa nuova modellina scema dell’agenzia.
Come previsto, al party non c’è nulla da mangiare, così nessuno si rovinerà il trucco, nessuno si sporcherà i vestiti e nessuno potrà dare la colpa alla masticazione per un’espressione spiacevole immortalata dal fotografo di turno.
La modellina è imbarazzante. Non solo non riconosce nessuno dei presenti, ma si comporta come una dodicenne ad una festa di compleanno, quando invece le competerebbe il ruolo della defilata new entry del fashion stardom. Per fortuna, il tipo riesce a mollarla ad un gruppo di altre parvenue vestite Dolce&Gabbana.
Sul terrazzo, mentre porta un vodkatini con fragola e basilico ad ammirare il panorama, il tipo si imbatte nella radiosa Alex. I due scherzano un po’, poi la tipa dice di avere un regalo in borsetta e rovescia nella mano del vostro eroe quella che sembra una manciata di acidi camuffati da Smarties e invece è una manciata di Smarties camuffati da acidi. Il tipo si chiede cosa ci facessero nella Gucci bianca della tipa, poi ne mangia un po’ e poi, non importa come né perché, è a casa sua, a far l’amore con Alex sul letto di design.
Il mattino successivo, al risveglio, con la moretta che dorme sul suo petto ancora nuda, il tipo non può fare a meno di chiedersi che ne sia stato di Celeste.

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Risolto il problema shooting (sfondo bianco elettrico, abbigliamento skinny Dior Homme, Karl Lagerfeld, Raf Simons e accessori in pelle Xavier Delcour), il tipo si concede un aperitivo con Lucas, modello amico davvero carino che non vede da un po’. L’appuntamento è al “solito locale”. Il “solito locale” è a Barcellona.
Così, il vostro eroe molla la Vespa a casa, prepara una grande tracolla di pelle Burberry con il necessario per un paio di giorni e fila all’aeroporto in taxi. Indossa un paio di jeans strappati D&G, una t-shirt bianca Zarauderwear e un paio di sneakers gialle sporche Onitsuka Tiger. Nell’area partenze acquista una copia di B per ripassare un po’ di spagnolo, ben sapendo che con Lucas non gli servirà, visto che il tipo è olandese. Il volo low-cost è in orario, i compagni di viaggio sono irrilevanti.
Arrivato a Barcellona, novello Clark Kent, il tipo si infila in una toilette e si cambia. Ora indossa un paio di jeans Diesel, una camicia a fiorellini Paul Smith con le maniche arrotolate e il collo aperto, mocassini Prada e un ciondolo etno-chic Gucci. “Wow!”, si dice guardandosi allo specchio del bagno mentre si spruzza qualche goccia di Ck One Summer.
Altro taxi, stavolta diretto al locale sulle Ramblas che lui e Lucas definiscono “il solito”. Il tipo è già lì con una maglia gialla semitrasparente Byblos, jeans scuri Dolce&Gabbana, mocassini anche lui, forse Tod’s. Si siedono ad un tavolino all’aperto con la sangria che scorre a fiumi, buonissima. La città è al solito allegra, così il suo amico, così lui. Chiacchierano e ridono e bevono seduti a quel tavolino di legno per le successive tre ore, poi si spostano nel retro del locale, dove è iniziato un riservato dancefloor preserale a base di divertente hip-hop commerciale. E’ mezzanotte, ma è come se fosse ancora giorno. I due ballano languidi e sorridenti, si lanciano qualche occhiata maliziosa e lì, nel retro di un locale sulle Ramblas, in mezzo a ragazzi e ragazze in jeans e t-shirt colorate, i due si baciano.

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Il vostro eroe torna a casa, sale le scale a fatica per via della borsa del supermercato e gira la chiave nella porta del suo appartamento trendy. Fa qualche passo dentro e la visione lo sconcerta. Nell’ultima ora, la living room è diventata irriconoscibile. Non ci sono cartoni di pizza sul parquet, né riviste accartocciate sotto i divani; sono sparite le bottiglie vuote di Martini e i fornelli sembrano risplendere; il frigorifero avorio Smeg è tirato a lucido e nel suo Vasen Ikea campeggia una discreta composizione di gigli di cui si avverte il profumo.
Il tipo si congratula con se stesso per essersi ricordato di chiamare la donna delle pulizie prima di uscire di casa. Dio benedica le donne delle pulizie.
In un barattolo di vetro sul tavolino del soggiorno, la scorta di lenti colorate è stata ripristinata e il tipo ne prende una manciata prima di mettersi al telefono. Con la lingua color E130 chiama Damian, che è a Londra a far non-si-sa-che. Lingua E154, dall’altro capo del filo c’è sua madre, che gli chiede quando andrà a trovarla. Il prossimo week-end, propone lui. No, la tipa il prossimo week-end è a Saint-Tropez. Pace. Denti sporchi di cioccolato, labbra E137, il vostro eroe compone il numero dell’agenzia. Nella sua personale cassaforte di plastica magnetica sono rimasti pochi spiccioli e quello che gli serve ora è un lavoro ben pagato. Per fortuna, c’è.

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Finalmente risparmiato dal recapito di ulteriori quadrati neri, il vostro eroe decide che è tempo di uscire di casa. Non fosse altro per fare la spesa.
Prende la Vespa, indossa jeans Gas chiari e aderenti, t-shirt Onitsuka Tiger verde e un giubbino di jeans ecrù Cotton Belt. Ha messo gli occhiali da sole Ray-Ban vintage, si è fatto la barba e rasato da solo i capelli. Nel supermercato di fiducia non passa inosservato: un paio di ragazze sui trenta si danno di gomito al suo passaggio e un tipo svolta improvvisamente nel reparto Colazione dove si trova il vostro eroe, indugiando davanti le marmellate ma senza mettere niente nel carrello.
La lista della spesa del vostro, invece, è composta da n. 3 pacchi di pasta integrale, n. 7 pomodori, n. 5 zucchine, n. 5 fettine di petto di pollo, n. 1 mozzarella, n. 1 litro di latte parzialmente scremato, n. 1 confezione di fiocchi di frumento, n. 1 bottiglia di succo di mela verde, n. 1 chilo di mele, n. 1 scatola di mais. In filodiffusione passa un successone pop del momento. In n. 15 minuti, il tipo risolve il problema spesa e si ritrova davanti lo scaffale del suo ultimo acquisto a contabilizzare il totale approssimativo del suo cestino rosso. Ed è proprio mentre cerca invano di calcolare a mente lo sconto previsto per le n. 5 fettine di pollo che lo vede. Incastrato tra due confezioni di mais dolce, n. 1 cartoncino quadrato nero gli fa l’occhiolino e salta nella sua mano, poi nella tasca.
In trance, il vostro eroe affronta la cassa, risale sulla Vespa e scappa.

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La tv muta continua a trasmettere in loop la televendita di un favoloso set di coltelli miracolosi. Il tipo probabilmente conosce a memoria ogni singola parola di questo commercial, ma lo adora. Il cuoco continua imperterrito a tagliare di tutto con le indistruttibili lame che vende ad un prezzo ridicolo. Sul suo tagliere finiscono pomodori, lattine, pane, lastre di pietra, arance a fungere da pesci, fettine di carne: come burro per le miracolose lame. Lo stereo manda invece l’ultimo dei Garbage.
L’Appartamento è in un disordine vergognoso: sul pavimento del soggiorno-cucina giacciono riviste di moda, una copia di Wallpaper, un cartone della pizza, alcune lenti colorate di cioccolato; i divani sono ingombri di cuscini e vestiti, c’è anche un reggiseno; sulla penisola in marmo verde della tecnocucina, i residui della cena della sera scorsa non chiedono altro che di essere gettati via.
Da giorni il vostro eroe non esce di casa, non si veste neanche e lascia che la segreteria telefonica risponda alle telefonate che riceve. Una tipa, due volte; sua madre, cinque volte; Damian, una volta; l’Agenzia, trentadue volte. Le ha contate davvero: trentadue.
Il problema è che il tipo si rende conto che qualcosa non va. Di ritorno da uno shooting, tre o quattro giorni fa, sulla Vespa ha trovato un altro cartoncino quadrato nero, un altro ancora l’ha ricevuto per posta, uno gli è stato consegnato – solo a lui – all’ingresso di un locale in cui non era mai stato da una tipa poi dileguatasi. In tutto, fanno quattro misteriosi quadratini di lussuoso cartoncino filigranato.
Poi c’è stata Erica. La seicifre gli è apparsa nel buio antibagno in piastrelle-mosaico dorate di un nuovo locale, l’ha baciato con passione ed è sparita. Non solo dal locale, ma anche dalla città. Nessuno sa cosa faccia né dove sia. L’Agenzia non ha da mesi sue notizie e pare che l’unico ad averla vista negli ultimi sessanta, novanta giorni sia il vostro eroe.

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Il vostro eroe è ad una festa di nonsisachi. Come previsto c’è molto da bere e poco da mangiare, le conversazioni sono lounge e inconsistenti, le donne o troppo belle o troppo vecchie. In un angolo, finge un sorriso Alex, modella diciottenne che il tipo ha conosciuto a Parigi. Il vostro eroe salva la tipa dal vecchio che la tedia e i due insieme scappano dalla festa con una Mini a noleggio e una bottiglia di Veuve Clicquot a furto. Vanno avanti a ridere per tutta la notte, corrono con l’auto sulle strade deserte della città e raggiungono l’Appartamento. In ascensore cadono i primi vestiti e sale la temperatura; mentre lui armeggia con le chiavi per aprire la porta, lei gli morde un orecchio e, ridendo non ubriaca, gli sussurra nel timpano parole irripetibili. Dentro i due non fanno in tempo a raggiungere il letto di design e fanno l’amore sul pavimento dell’ingresso rovesciando un grosso barattolo di lenti di cioccolato multicolori che si spargono un po’ ovunque. I due si lavano via i residui di cacao sotto il getto caldo della doccia a pioggia Grohe dove fanno di nuovo sesso. Alla fine, fumanti di vapore, arrivano al sospirato letto e giocano ancora un po’, finchè sono esausti e divertiti.
Quando la mattina dopo lui si sveglierà, sull’altro lato del materasso non troverà altro che un sacchetto di cornetti caldi arrivati lì non si sa come.

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